32) Marcuse. Irrazionalit nella ragione.
Secondo Marcuse teoria e prassi vanno ormai ognuna per conto
proprio e la ragione, tutta impegnata nell'aumentare la
produzione,  diventata essa stessa irrazionale. L'uomo
occidentale  ormai immerso in una falsa coscienza, da cui deve
uscire.
H. Marcuse, L'uomo a una dimensione (pagine 365-369).

 Nell'impossibilit di indicare in concreto quali agenti ed enti
di mutamento sociale sono disponibili, la critica  costretta ad
arretrare verso un alto livello di astrazione. Non v' alcun
terreno su cui la teoria e la pratica, il pensiero e l'azione si
incontrino. Persino l'analisi strettamente empirica delle
alternative storiche sembra essere una speculazione irrealistica,
e il farle proprie sembra essere un fatto di preferenza personale
(o di gruppo).
Ma l'assenza di agenti di mutamento confuta forse la teoria?
Dinanzi a fatti apparentemente contraddittori, l'analisi critica
continua ad insistere che il bisogno di un mutamento qualitativo
non  mai stato cos urgente. Ma chi ne ha bisogno? La risposta 
pur sempre la stessa:  la societ come un tutto ad averne
bisogno, per ciascuno dei suoi membri. L'unione di una
produttivit crescente e di una crescente capacit di distruzione;
la politica condotta sull'orlo dell'annientamento; la resa del
pensiero, della speranza, della paura alle decisioni delle potenze
in atto; il perdurare della povert in presenza di una ricchezza
senza precedenti costituiscono la pi imparziale delle accuse,
anche se non sono la raison d'tre di questa societ ma solamente
il suo sottoprodotto: la sua razionalit travolgente, motore di
efficienza e di sviluppo,  essa stessa irrazionale.
Il fatto che la grande maggioranza della popolazione accetta ed 
spinta ad accettare la societ presente non rende questa meno
irrazionale e meno riprovevole. La distinzione tra coscienza
autentica e falsa coscienza, tra interesse reale e interesse
immediato, conserva ancora un significato. La distinzione deve
tuttavia essere verificata. Gli uomini debbono rendersene conto e
trovare la via che porta dalla falsa coscienza alla coscienza
autentica, dall'interesse immediato al loro interesse reale. Essi
possono far questo solamente se avvertono il bisogno di mutare il
loro modo di vita, di negare il positivo, di rifiutarlo. E'
precisamente questo bisogno che la societ costituita si adopera a
reprimere, nella misura in cui essa  capace di distribuire dei
beni su scala sempre pi ampia e di usare la conquista
scientifica della natura per la conquista scientifica dell'uomo.
Posto dinanzi al carattere totale delle realizzazioni della
societ industriale avanzata, la teoria critica si trova priva di
argomenti razionali per trascendere la societ stessa. Il vuoto
giunge a svuotare la stessa struttura della teoria, posto che le
categorie di una teoria sociale critica sono state sviluppate nel
periodo in cui il bisogno di respingere e sovvertire era
incorporato nell'azione di forze sociali efficaci. Tali categorie
erano in essenza dei concetti negativi, dei concetti
d'opposizione, i quali definivano le contraddizioni realmente
esistenti nella societ europea dell'Ottocento. Perfino la
categoria societ esprimeva l'acuto conflitto esistente tra la
sfera sociale e quella politica - la societ era antagonista
rispetto allo Stato. Del pari, termini come individuo, classe,
privato, famiglia, denotavano sfere e forze non ancora integrate
con le condizioni vigenti, erano sfere di tensione e di
contraddizione. Con la crescente integrazione della societ
industriale, queste categorie vanno perdendo la loro connotazione
critica e tendono a diventare termini descrittivi, ingannevoli od
operativi.
Un tentativo di riprendere l'intento critico di queste categorie,
e di comprendere come l'intento sia stato soppresso dalla realt
sociale, si configura in partenza come una regressione da una
teoria congiunta con la pratica storica ad un pensiero astratto,
speculativo: dalla critica dell'economia politica alla filosofia.
Tale carattere ideologico della critica deriva dal fatto che
l'analisi  costretta a procedere da una posizione esterna
rispetto alla tendenze positive come a quelle negative, alle
tendenze produttive come a quelle distruttive nella societ. La
societ industriale moderna rappresenta l'identit diffusa di
questi opposti -  il tutto che  in questione. Al tempo stesso la
teoria non pu assumere una posizione meramente speculativa; deve
essere una posizione storica, nel senso che deve essere fondata
sulle capacit di una data societ.
Questa situazione ambigua implica una ambiguit ancora pi
fondamentale. L'uomo a una dimensione osciller da capo a fondo
tra due ipotesi contraddittorie: 1) che la societ industriale
avanzata sia capace di reprimere ogni mutamento qualitativo per il
futuro che si pu prevedere; 2) che esistano oggi forze e tendenze
capaci di interrompere tale operazione repressiva e fare esplodere
la societ. Io non credo si possa dare una risposta netta; ambedue
le tendenze sono tra noi, fianco a fianco, ed anzi avviene che una
includa l'altra. La prima tendenza predomina e qualsiasi
condizione possa darsi per rovesciare la situazione viene usata
per impedire che ci avvenga. La situazione potrebbe essere
modificata da un incidente, ma, a meno che il riconoscimento di
quanto viene fatto e di quanto viene impedito sovverta la
coscienza e il comportamento dell'uomo, nemmeno una catastrofe
produrr il mutamento.
H. Marcuse, L'uomo a una dimensione, Einaudi, Torino, 1964, pagine
11-13.
